Durante le ultime tappe del viaggio sembrerebbe che io abbia fotografato solo chiese.
Non è una cosa insolita, anche se mi sono considerato fieramente laico, almeno sino a pochi anni fa, ma da anni ho un’insana passione per l’architettura romanica. In tempi non lontanissimi ho anche intrapreso viaggi di giorni, come quello a Spira, solo per vedere una cattedrale medievale famosa.
Non mi dispiace il gotico e da qui balzo allegramente a fotografare architetture moderne, tram e, tanti anni fa, anche ferrovie.
Queste immagini sono un antidoto contro la banalità, l’ignoranza e il male che stanno avvelenando questi primi decenni del ventunesimo secolo.
Dopo tanto viaggiare devo dire che ho percepito un’atmosfera trascendente in alcuni luoghi di culto, non solamente cristiani. Forse è il riflesso dell’umanità che frequenta questi luoghi: Lourdes, Fatima, ma anche Tinos in mezzo all’Egeo o alcuni tempi induisti in Indonesia.
Santiago de Compostela è uno di questi luoghi; ci sono come altrove teorie di negozi di paccottiglia, ma Santiago è diversa, forse anche perchè città universitaria.

E’ una meta di pellegrinaggio soprattutto di giovani e il cammino che vi ci porta è fonte di riflessione anche per chi, come me, l’ha affrontato senza alcun senso religioso oltre dieci anni fa.
Se non si è sufficientemente giovani, e io avevo passato i sessanta, il “Camino” costituisce un momento in cui ci si spoglia del proprio ruolo e in un certo senso anche della propria identità.
Il bagaglio è quello, minimo. Si devono assumere ritmi che consentano di mantenere il corpo adeguato alla fatica quotidiana e agli orari rigidi degli ostelli, pena interrompere il viaggio, tornare a casa o fermarsi in qualche albergo a ritemprarsi, ma il tempo è tiranno per chi non è più giovane.