Come sempre l’ultima tappa sarà il Portogallo, ma la strada s’appalesa ostica. In tutta Europa c’è un caldo terribile e decidiamo di guidare per molte ore in questi primi giorni di viaggio per cercare di portarci nel nord della Spagna, dove sembra che le temperature siano umane.
Prima tappa a Genova per salutare Gigi e Lu, amici di tanti viaggi. In altri anni abbiamo visto assieme San Francisco, Denver e infine Washington.
Sono quel tipo di amici che rivedi dopo almeno due decenni e sembra di averli lasciati ieri, che se il tempo e le disavventure hanno lasciato cicatrici nel corpo e nell’anima.
Ripartiamo da Genova per fare tappa a Pietra Ligure, in un’area di sosta che conosciamo. Ne approfittiamo per acquistare di primo mattino focaccia fresca in un forno conosciuto. Acquistiamo anche salvia, timo, maggiorana e basilico: Laura è convinta che in Liguria siano migliori e a buon mercato.
Trascorremo lunghi giorni spostando le piantine da un luogo all’altro, innaffiandole e mantenedole al fresco. Sarà tutto inutile. Il timo morirà giovane, salvia e basilico soffriranno e solo la maggiorana raggiungerà fiorente il Portogallo.
Poi a Lagos, al Mercado do Levante troveremo tutte queste belle piantine più robuste, verdeggianti e naturalmente costeranno meno.

Breve sosta a Nizza, a fotografare i tram nella canicola e poi via; siamo partiti il 3 luglio, ma continuiamo a guidare.
Decidiamo di puntare su Andorra. L’idea è geniale in quanto troviamo un’area di sosta a 1450 metri d’altezza, vicino alla stazione ferroviaria da dove partono i bus per Andorra.
Finalmente si dorme al fresco! Poco importa che ci sia una sola fontana per l’acqua corrente e caricare 100 litri diventi noioso, ma con la corrente elettrica avviamo finalmente il condizionatore esterno e raffreddiamo quel povero camper con la zona notte trasformata in forno negli ultimi due giorni.
E arriva il 6 luglio.
Partiamo per Andorra; snobbiamo il tunnel e ci inerpichiamo sino al Col d‘Envalira, a 2408 metri. In realtà la strada è agevolissima e con pendenze molto morbide.

La discesa su Andorra La Velha, capoluogo del Principato, è inizialmente ripida e poi si addolcisce. Poco dopo la piccola chiesa romanica a Canillo, l’Església de Sant Joan de Caselles, iniziano i paesini di questo piccolo stato. Chi pensasse a una piccola arcadia pirenaica è bene che si rassegni. Ogni paese è costituito da una lunga teoria di negozi di ogni genere, complici le tasse inesistenti, e di brutti residences in stile finto alpino.
L’impressione è quella di un inciucio fra Livigno e Lourdes, che si snoda per una trentina di chilometri. A parte alcolici e tabacchi è possibile acquistare a basso prezzo ogni genere di paccottiglia, di elettrodomestici e di accessori per tablet, cellulari e quant’altro.
A me serviva un caricabatterie universale per pc e naturalmente non l’ho trovato.
Lasciamo Andorra senza alcun rimpianto e riprendiamo verso il nord della Spagna alla ricerca di temperature più umane.
Rimaniamo in autostrada, passiamo Lleida, dove trovo finalmente il mio caricabatterie.
Troviamo una chiesa romanica a Cubells, villaggio fantasma della Catalunya settentrionale e poi entriamo in Aragona a Jaca, che già conosciamo; proseguiamo dopo aver visto fuggevolmente un castello su una costa arida quant’altre mai: il Castillo de Montearagòn, edificato dai Crociati.

Entriamo infine in Navarra; snobbiamo Pamplona per la temperatura infernale e ci fermiamo in una vallata che precede Bilbao: finalmente il termometro decide di scendere sotto i 30°, anche se di poco.
